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 I fiori di Bach

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MessaggioTitolo: I fiori di Bach   Gio Feb 28, 2008 6:58 pm

Come nasce la "terapia con i fiori" di Bach?

Non vi è una guarigione senza un cambiamento del modo di vivere… senza la pace dell’anima… senza una sensazione di gioia interiore - ha scritto il medico inglese Edward Bach ed è su questo principio che ha basato gran parte del suo lavoro.

Bach dedica tutta la sua vita alla medicina, all’omeopatia e allo studio dell’immunologia e durante il suo cammino si accorge che in lui è sempre più forte l’attenzione che pone al malato piuttosto che alla malattia, con il desiderio di adoperarsi per alleviare la sofferenza del prossimo. Intorno alla fine degli anni venti, Bach comincia a collegare certi fiori alla personalità e al comportamento di alcuni suoi pazienti e a somministrarli in preparazioni ottenute come si fa in omeopatia. Il successo che ottiene con i suoi pazienti lo spinge a proseguire in questa direzione: nasce così la terapia con i fiori. Secondo Bach, quindi, gli stati d’animo negativi si traducono in un sintomo patologico (che può essere organico, psichico o spirituale) e certi fiori sarebbero in grado di riportare in equilibrio le emozioni che ci impediscono di vivere armonicamente.

Per continuare il suo lavoro sui fiori Bach si trasferisce in campagna, a diretto contatto con la natura, facendo esperimenti su piante e affinando il suo metodo prima di morire per una malattia del sangue a soli 50 anni.

In che modo i fiori agirebbero sulle persone?

I fiori scoperti e utilizzati da Bach sono 38 e sono a base di fiori selvatici, ognuno dei quali andrebbe a curare uno specifico squilibrio della personalità, su cui sono in grado di agire positivamente riarmonizzandone i sintomi psicosomatici. "Tutto in natura è semplice", sostiene Bach, secondo il quale sono le nostre paure, ansie e tensioni a complicare le cose e a dare così la possibilità alla malattia di avanzare. Bach dice di scovare e curare questi "malumori" cosicché con la loro guarigione se ne andrà anche la malattia che ci fa soffrire. Nell’utilizzo di questi rimedi non si tiene conto della natura del male. Si cura il paziente e, a mano a mano che le sue condizioni di salute migliorano, la malattia se ne va da sé.

Dal momento che lo stesso male può causare sintomi differenti in persone diverse sono questi sintomi che andrebbero curati, secondo Bach, perché indicherebbero la vera causa del male. E visto che la psiche, la mente umana, è la parte più sensibile e delicata del corpo, la malattia si insedia e si sviluppa lì con molta più precisione che a livello fisico. Per questo motivo un’analisi comportamentale e psicologica si dimostra indispensabile - secondo quest'ottica - per scegliere il rimedio o i rimedi necessari.

Quali fiori e perché?

Secondo Bach la malattia causa nella persona un cambiamento d’umore e un buon osservatore può accorgersene con largo anticipo. In questo modo la malattia si può prevenire. Nel caso in cui, invece, il disagio dovesse essere già presente da tempo, sarà possibile risalire al giusto rimedio osservando l’umore del malato. I 38 rimedi floreali scoperti da Bach sono infatti suddivisi in 7 gruppi ognuno dei quali rappresenta un determinato umore, quindi una condizione psichica diversa.

Ed ecco allora i fiori adatti per chi vive nella paura (l’eliantemo, il mimolo giallo, la visciola, il pioppo tremolo e l’ippocastano rosso), nell’incertezza (il fiorsecco, il minestrone, l’avena selvatica…), per chi non prova interesse per il presente (il caprifoglio, la rosa canina, l’ulivo, l’ippocastano…), per chi vive la solitudine (la violetta d’acqua, l’impatiens, il brugo), per chi si lascia facilmente condizionare (l’agrimonio, il noce, l’agrifoglio…), per chi vive lo sconforto o la disperazione (il larice, il pino silvestre, l’olmo inglese, il castagno…), per chi si preoccupa troppo del benessere altrui (la cicoria selvatica, la verbena, la vite, il faggio, l’acqua di roccia). E ancora, per quelle persone che presentano più umori contemporaneamente, c’è la possibilità di abbinare più fiori appartenenti allo stesso gruppo o a gruppi diversi.

Dalla raccolta alla miscela…

I fiori di Bach, allo stato puro o già diluiti e quindi pronti per l’uso, possono essere acquistati nelle farmacie omeopatiche, nei centri che offrono un’ampia gamma di prodotti naturali per l’alimentazione e la salute, in molte erboristerie ben fornite. Tuttavia secondo alcuni sarebbe possibile prepararli anche in casa. La prima cosa da fare è la raccolta dei fiori, che deve avvenire secondo precise modalità:

raccoglierli nei luoghi dove ve ne sono in abbondanza e dalle piante che sono all’inizio della fioritura;
tagliarli con forbici o cesoie lavate accuratamente con acqua e sapone neutro;
deporli delicatamente su un piatto con delle pinzette, il tutto rigorosamente ben pulito;
raccoglierli in una bella giornata senza nubi o vento dalle 8 alle 10 del mattino.
Nel frattempo va preparata ed esposta al sole una coppa di vetro pulita, che non sia entrata in contatto diretto con le mani, riempita con una quarto di litro di acqua pura, di fonte, minerale naturale o bollita. Sulla superficie di quest’acqua, ad uno ad uno, si adagiano con le pinzette i fiori raccolti e trasportati con cura. L’esposizione al sole deve durare 3/4 ore circa. Dopodiché le corolle possono essere prelevate e l’acqua, che ne ha assunto l’energia benefica grazie anche ai raggi del sole, può essere versata in un vaso in vetro scuro, ben chiuso, contenente lo stesso quantitativo di cognac. L’alternativa al metodo solare è la bollitura che prevede l’utilizzo di una pentola in smalto con coperchio e una cottura di 30 minuti dall’inizio della bollitura.

Come si prendono i fiori di Bach?

Per essere utilizzato a scopo terapeutico il rimedio ottenuto con il metodo solare (o della bollitura) deve essere ulteriormente diluito. In una bottiglietta da 30 cc fornita di contagocce si versano 15 cc di acqua pura, 15 cc di cognac e 2 gocce prelevate dalla confezione del rimedio concentrato.

La cura di base prevede l’assunzione di 4 gocce di questa preparazione che si rinnoverà di volta in volta 4 volte al giorno. Non ci sono regole precise riguardo gli orari o le condizioni in cui è meglio prendere le gocce, semmai viene consigliato di trattenere per qualche istante le gocce in bocca, tra la lingua e il palato, e badare a non toccare il contagocce con le labbra o con le dita.


A cura di Monica Di Dionisio
Giornalista
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