ATTRAVERSO LA SOGLIA

La chiave è in noi
 
PortaleCalendarioIndiceGalleriaFAQCercaRegistratiLista UtentiGruppiAccedi

Condividi | 
 

 L'interiorità: Cartesio

Andare in basso 
AutoreMessaggio
fairyfaith
vice Admin
vice Admin
avatar

Numero di messaggi : 41
Data d'iscrizione : 27.02.08

MessaggioTitolo: L'interiorità: Cartesio   Gio Feb 28, 2008 6:12 pm

Le vicende biografiche di Renè Descartes (latinizzato in Cartesio) ebbero grande incidenza nella sua opera filosofica.
Nato nel 1596 a La Haye nella Turenna, egli frequentò dapprima il collegio dei gesuiti di La Flèche, dove gli fu impartita un'educazione a carattere prevalentemente umanistico, e in seguito studiò diritto all'Università di Poitiers. Il giovane Cartesio non tardò tuttavia a nutrire dubbi sulla validità del sapere così acquisito. In particolare lo colpiva il carattere soggettivo delle opinioni professate dai filosofi e, di conseguenza, l'impossibilità di trovare un fondamento oggettivamente unitario delle diverse scienze, derivando esse tradizionalmente i loro principi dalla filosofia. Messi dunque da parte gli studi, nel 1618 egli si arruolò nell'esercito di Maurizio di Nassau - la guerra dei Trent'anni era scoppiata appunto in quell'anno - ed iniziò a viaggiare per l'Europa . Prima come soldato poi come privato, egli approfittò dei suoi soggiorni in Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Italia per ricercare nel "gran libro del mondo" ciò che non aveva trovato negli autori studiati. Ma neppure la conoscenza di paesi diversi fornì a Cartesio la garanzia di un sapere più sicuro. Al contrario, alla constatazione dell'arbitrarietà delle teorie filosofiche si aggiunse quella della relatività dei costumi esercitati dalle diverse nazioni. "Dopo aver dedicato alcuni anni a studiare così il libro del mondo e a sforzarmi di acquistare una certa esperienza, un giorno presi la decisione di studiare me stesso e di impiegare tutte le risorse del mio ingegno nella ricerca delle strade da seguire; ci riuscii molto meglio, mi pare, che se se non mi fossi mai allontanato dal mio paese e dai miei libri" ( Discorso sul metodo ). Il risultato di questo ripiegamento su se stesso è la stesura di un'opera, nella quale Cartesio - ormai stabilitosi in Olanda, paese con una grande tradizione di libertà e di tolleranza - esponeva le sue teorie sulla natura e sulle leggi della realtà fisica, compresa quella umana.
La condanna di Galileo da parte della Chiesa indusse tuttavia Cartesio alla prudenza: egli pubblicò soltanto alcuni saggi tratti dal mondo, facendoli precedere, a mo' di introduzione, da un importante Discorso sul metodo (1637). Il discorso, che contiene l'esposizione del credo filosofico di Cartesio, era già stato in parte anticipato da altri due scritti a carattere metodologico. Nelle Regulae ad directionem ingenii, che risalgono probabilmente agli anni 1627-28, Cartesio enumerava ventun regole a cui deve attenersi la ricerca filosofica, ma lo scritto, rimasto incompiuto, ne prevedeva sessanta, mentre il più sobrio Discorso le ricondurra a alle quattro essenziali. La ricerca della verità, anch'essa non terminata,indicava invece nella ragione naturale il solo strumento necessario alla conoscenza umana, che può e deve essere attinta "senza valersi dell'aiuto della religione e della filosofia" intendendo per quest'ultima il pesante apparato concettuale - per lo più di ascendenza aristotelica - scolastica - che si insegnava nelle scuole. Molti dei temi trattati succintamente nel discorso vengono ripresi in forma più analitica nelle meditazioni metafisiche, originariamente redatte in latino (1641) e poi tradotte in francese (1647), che Cartesio fece circolare , prima della pubblicazione, tra i dotti del tempo (tra cui Hobbes e Gassendi) tramite la mediazione del padre Martin Mersenne, un gesuita già suo maestro a la Flèche, in modo da poterle dare alle stampe unitamente alle Obiezioni da esse formulate e alle relative sue Risposte.
Il pensiero di Cartesio trova, infine, una esposizione sistematica nei Principi di filosofia, scritti anch'essi in latino (1644) e successivamente tradotti in francese (1647). I Principi tuttavia, mentre riformulano in brevi paragrafi i presupposti fondamentali della filosofia di Cartesio (già esposti nel Discorso) e la sua concezione della realtà fisico-naturale ( trattata nel Mondo ) , non toccano la trattazione della realtà umana (anlizzata nell'Uomo). La lacuna viene colmata dall'ultima importante opera di Cartesio, Le passioni dell'anima (1649), un trattato di etica che, partendo dall'analisi della natura del corpo umano e delle sue funzioni, costituisce contemporaneamente un breve compendio di fisiologia umana. In quello stesso anno, il 1649, Cartesio riceve da parte della regina Cristina di Svezia l'invito a recarsi a Stoccolma per insegnarle personalmente la sua filosofia.
Il rigore dell'inverno scandinavo e le originali abitudini della regina - le conversazioni filosofiche si svolgevano alle cinque del mattino - furono causa di un'infiammazione ai polmoni che portò Cartesio alla morte l'11 febbraio 1650.

L'interiorità

Nel libro più famoso di Cartesio, il Discorso sul metodo, affiorano altre tematiche oltre alla ricerca del metodo con cui condurre la propria indagine volta allo scoprire la verità, quali l' autobiografia spirituale di Cartesio stesso: é tipico del pensiero moderno l' interessamento per l' interiorità ; non a caso si é soliti fare iniziare l' età moderna con Petrarca che si richiamava esplicitamente ad Agostino e alle sue Confessioni per avviare una ricerca interiore . La celebre frase di Agostino che riassume il tutto é : ho cercato due cose , l' anima e Dio . Anche Cartesio in fondo nel discorso sul metodo svolge un' indagine interiore , sostenendo che prima ancora che cercare la verità occorra cercare il metodo con cui cercarla : l' indagine del soggetto diventa la premessa dell' intera ricerca : prima di avviare la ricerca devo indagare all' interno della mia personalità per trovarvi un metodo adatto . Sempre a proposito dell' interiorizzazione é bene ricordare che con la fine del medioevo e con l' inizio del 1500-1600 si era diffusa sempre più la lettura silenziosa ( interiore ), l'interiorizzazione del tempo e dello spazio e altre cose del genere che devono senz' altro aver dato il loro contributo . E' quindi evidente che nel Discorso sul metodo ci sia questo atteggiamento autobiografico perchè in fondo per trovare il metodo bisogna esaminare il soggetto ; ciò che al massimo può essere curioso é che ci sia un' autobiografia come premessa per una raccolta di saggi scientifici . Ritornando al testo del Discorso sul metodo , dopo aver detto che esso ha essenzialmente tre valenze (1 indagine sul metodo 2 riassunto della filosofia cartesiana 3 autobiografia spirituale), entriamo nel dettaglio: il libro é diviso in 4 parti , di cui la prima e la quarta risultano più semplici per via del loro carattere discorsivo. Cartesio esordisce affermando che la ragione é uguale in tutti gli uomini , ma diverso é l' uso che gli uomini ne fanno . Con questa affermazione Cartesio pare essere un precursore dell' illuminismo a tutti gli effetti : gli illuministi diranno infatti che esiste un' unica ragione uguale sempre e ovunque . Però , se esaminata più approfonditamente , l' affermazione di Cartesio é diversa da quella degli illuministi : se qualcuno fa più strada nella ricerca della verità é perchè conduce la propria ragione meglio di altri : ecco che emerge l' importanza di cercare e trovare un metodo per poter condurre la propria ragione perchè senza di esso é destinata a fare davvero poca strada ; come Bacone , anche Cartesio sostiene che alla verità non si arriva per le straordinarie potenzialità intellettive dei singoli , ma per il metodo che si adotta . In presenza di una ragione uguale per tutti é proprio il metodo che ciascuno ha che porta a risultati diversi . Cartesio , in modo quasi timido e titubante , fa notare che se é il metodo ciò che conta e che conduce alla verità , ebbene lui ne ha trovato uno che a suo avviso funziona piuttosto bene e che intende proporre agli uomini : non vuole imporlo , ma solo proporlo , dicendo che a lui é parso efficace , ma ad altri può sembrare inefficace . Egli propone quindi il suo metodo come un qualcosa fatto a misura per lui e che forse non a tutti andrà bene , ma in realtà é ovvio ( tanto più che l' ha pensato in termini matematici ) che Cartesio volesse dare al suo metodo una valenza universale , pur non volendo imporlo brutalmente . Poi racconta di aver studiato in un collegio di Gesuiti che gli hanno impartito le prime conoscenze : dice che sono state conoscenze interessanti , ma ne sottolinea i limiti : non gli hanno fatto acquisire una conoscenza chiara e sicura , non gli hanno cioè dato evidenze : proprio il concetto di evidenza é basilare in Cartesio e ha due valenze , 1 ) di conoscenza chiara e lineare , 2 ) di conoscenza espressa in termini rigorosi e fondati . Dice di aver appreso molte cose interessanti nella sua gioventù , ma tutte di dubbia utilità , volte solo a stupire il prossimo : quello che non gli hanno dato é stata proprio quella conoscenza sicura che egli brama di ottenere . La filosofia e la matematica hanno grandi limiti agli occhi di Cartesio : la prima gli pare una disciplina che rende chi l' acquista in grado di sbalordire gli ascoltatori tramite ragionamenti spericolati e sopraffini , mentre la seconda gli sembra essere utile solo per risolvere qualche problema pratico limitato . Ciò che intende fare Cartesio é dare un nuovo senso alla matematica e alla filosofia cercando di integrarle a vicenda : la filosofia infatti si occupa del mondo reale ma ha il limite di non avere un metodo rigoroso con cui indagare , la matematica ha un metodo rigoroso di indagine ma é legata ad un mondo inesistente , puramente ideale , quasi come un gioco di intelligenza su di un mondo che non c' é . In altre parole , la filosofia si occupa in modo non rigoroso di cose reali , la matematica si occupa in modo rigoroso di cose non reali . Ecco che allora il problema consiste nell' accostarle e nel riuscire ad integrarle e Cartesio prova a risolvere il problema partendo dai limiti di entrambe . Dal momento che gli studi libreschi compiuti in gioventù l' hanno deluso , Cartesio decide di acquisire nuove conoscenze mettendosi in viaggio : siamo nel bel mezzo della guerra dei trent' anni ed egli si arruola con l' intento di girare il mondo . Ma rimane alquanto deluso anche da questa seconda esperienza e arriva a questa conclusione : il mondo merita di essere girato quel tanto che ci porta a capire che non é il mondoi a darci nuove conoscenze . Certo da un paese all'altro i costumi dei popoli cambiano , ma il vero arricchimento conoscitivo cui Cartesio perviene dopo questo peregrinare per l' Europa é che non é nel mondo che si può scoprire la verità . Se non é dai libri nè dal mondo che si può arrivare alla verità , come vi si può arrivare ? Cartesio giunge alla conclusione che l' unico modo per arrivare ad una conoscenza valida ed esauriente é svolgere un' indagine interiore , scavando dentro se stessi : ecco allora che risulta evidente il richiamo ad Agostino,il quale,come detto, sosteneva di aver ricercato due cose , l' anima e Dio. Certo gli obiettivi che si prefiggono Cartesio e Agostino sono molto diversi tra loro : Agostino intendeva arrivare a Dio, Cartesio invece vuole approdare ad una fondazione di una metafisica utile per la fondazione di un discorso scientifico: egli parte dall'io, passa attraverso Dio e arriva al mondo esterno.

da filosofico.net
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo http://ilcerchiomagico.forumattivo.com/; http://ilgiardinodellef
 
L'interiorità: Cartesio
Torna in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
ATTRAVERSO LA SOGLIA :: Psicologia e filosofia :: Filosofia nel tempo-
Vai verso: