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 Il Labirinto

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halu
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MessaggioTitolo: Il Labirinto   Gio Feb 28, 2008 4:36 pm



Il termine labirinto deriva proprio da una leggendaria costruzione architettonica dell'antichità', caratterizzata da una pianta così complicata e tortuosa da rendere estremamente difficile sia l'ingresso, sia l'orientamento all'interno e, quindi, l'uscita.

Il Labirinto originario, quello preistorico, quello cretese di cui ci occupiamo, romano e medioevale, detto unicursale è formato da un unica via che si intrica, si avvolge, e va verso un Centro, a cui si avvicina e da cui successivamente si allontana, ma che deve per forza raggiungere.

E' una via lunga, faticosa, ma senza biforcazioni, crocicchi o cammini ciechi, senza incertezze e necessità di scelte; chi la percorre, una volta arrivato al Centro, si svolta su se stesso compiendo un arco di 180° e, ripercorrendo la via in senso inverso, sempre con difficoltà, esce all'aperto senza pericolo di perdersi.

Questo complesso tracciato si ritrova, allo stato di natura, nei corridoi di accesso ad alcune grotte preistoriche.

Del simbolo del Labirinto sono state date le interpretazioni più varie e disparate in ogni campo, dalla filosofia alla psicologia, dalla psicanalisi alla pittura, dall'architettura alla scultura.

Leggenda

La tradizione attribuisce il progetto del primo labirinto all'architetto Dedalo, che disegnò e diresse la costruzione per ordine del re cretese Minosse, il quale era figlio del Re degli Dei greci, Zeus e marito di Pasife. Costei, presa da furore passionale per un Toro, fece costruire da Dedalo una statua di legno a forma di vacca, cosicchè celandosi al suo interno, riuscì a congiungersi carnalmente con l'animale.

Da tale animalesco ed innaturale rapporto amoroso nacque il Minotauro, un essere mezzo uomo e mezzo toro.

Minosse, allora, decise di far costruire il labirinto, sia per nascondere agli occhi dei suoi sudditi la mostruosa creatura sia per impedire che questa, andandosene in giro per il mondo, provocasse lutti e distruzioni.

Il Minotauro, però, aveva bisogno di vittime umane ed a fornirle erano gli Ateniesi, in quanto, sconfitti da Minosse, erano stati condannati ad inviare a Creta, ogni nove anni, sette giovani e sette fanciulle.

Teseo, figlio del re di Atene, per porre fine a tale tributo di sangue, decise di unirsi alle vittime destinate a Creta. Quì giunto viene aiutato ad entrare nel labirinto da Arianna, figlia di Minosse e Pasife e, quindi, sorellastra del Minotauro, la quale si innamora di lui e gli fornisce il filo che, da lei sorretto all'entrata, servirà all'eroe per riquadagnare, sano e salvo, l'uscita una volta ucciso il mostro.

Compiuta la missione, Teseo abbandona Arianna su di una isola e, da qui un girovagare per il mondo ed una serie di sventure e lutti.

Interpretazioni

Il Labirinto ci suggerisce che ci troviamo di fronte ad un processo di iniziazione che, a prezzo di una faticosa esperienza, conduce l'Uomo al Centro, dove esso è solo di fronte alla propria realtà interiore, o alla bestia con cui deve combattere o alla morte, nel silenzio impalpabile che, solo, permette di acquisire la Conoscenza.

Tale significazione conserva anche nell'allegoresi cristiana dell'Alto Medio Evo dove il Labirinto simboleggia, di solito, le prove che il devoto deve affrontare prima di giungere alla Gerusalemme Celeste.

Nella tradizione cabalistica, ripresa anche dagli Alchimisti il Labirinto svolgerebbe una funzione magica e sarebbe uno dei segreti attribuiti a Salomone. E' per questo che il Labirinto delle Cattedrali, costituito da una serie di cerchi concentrici interrotti in alcuni punti in maniera tale da formare una sorta di sentiero inestricabile e bizzarro, sarebbe chiamato "Labirinto di Salomone".

Secondo gli Alchimisti sarebbe una immagine del lavoro intero dell'Opera con le sue difficoltà maggiori e cioé quella della via da seguire per raggiungere il Centro dove avviene il combattimento tra le due Nature dell'Uomo, la Divina e la Bestiale, lo Spirito e la Materia, e, dunque, quella del cammino che l'Artista deve percorrere per uscirne e pervenire alla Luce.

Ddall'età manieristica e barocca, subisce un radicale cambiamento che riverbera i suoi effetti sulle rappresentazioni grafiche di tale simbolo.

Il Labirinto si aggroviglia, si complica, è una serie di illusioni e ingannevoli camminamenti che non danno più la certezza di arrivare al Centro e, una volta arrivati, non danno più la certezza di raggiungere l'Uscita.

Il Labirinto diventa, allora, il luogo della perdizione, dell'errore, del mistero e dell'avventura.

Secondo tale rappresentazione, effetto della dottrina Cattolica, l'Uomo non può ritrovare la Verità o scoprire la Luce mediante una ricerca in se stesso, ma solo attraverso un atto di Fede in Dio, che diventa l'unico mezzo dì Salvezza, in quanto l'Uomo è chiuso in un sistema di cammini ingannevoli e fuorvianti, da cui può essere liberato, epperò non dalla sua intelligenza, non dalla sua perspicacia o intuizione, ma solo dalla Grazia Divina.

Il viaggio iniziatico

Le vie intricate e tortuose del Labirinto che permettono o impediscono l'accesso appaiono anche un sistema di difesa di ciò che contiene e, quindi, annunciano la presenza all'interno di qualcosa di prezioso e di sacro a cui non tutti possono accedere.

E ciò ci suggerisce l'idea o il principio della Selezione in quanto solo a pochi è concesso di intuire l'Entrata del Labirinto e le vie da percorrere per arrivare fino in fondo, mentre tutti gli altri saranno impossibilitati a penetrarvi o si smarriranno per strada.

E qui si è assaliti da un terribile senso di claustrofobia e contemporaneamente di distacco dal mondo esterno. Soli con la propria coscienza e privo di ogni riferimento, si perde il rapporto Spazio-Tempo e si finisce per smarrirsi, riducendo il mondo interiore ad un caos senza senso possibile. Tale stato di shock determina la frantumazione di una personalità non più desiderata.

Il Labirinto, quindi, è la via che conduce all'interno di se stessi, verso la parte più misteriosa della persona umana, che non può essere raggiunta dalla coscienza se non a seguito di lunghi giri (la spirale) o di una intensa concentrazione, che permetterà di giungere all'Intuizione Finale, per cogliere e contemplare in estasi la grandezza di Dio.

Ed allora si coglie il saggio suggerimento:

VISITA INTERIORA TERRAE
RECTFICANDOQUE INVENIES
OCCULTUM LAPIDEM


e si ripiega in se stesso.

E così facendo scopre la Bestia che è in lui e la necessità di sopprimerla. Scopre il Minotauro. Bisogna che uccida il Minotauro.

I1 Minotauro o Asterio che significa "Re delle Stelle", figlio di Pasife - "Colei che rischiara tutto", appellativo della dea lunare e di un Toro bellissimo, sotto le cui spoglie era Zeus per possederla.

I1 Mito ci dice Teseo, il cui nome ricorda Tesi e significa colui che asserisce o afferma. Tale significazione è da mettere in correlazione con l'episodio che Teseo, giovinetto, visse all'età dì quindici anni.

Si narra che, a quel tempo, la madre Etra condusse il giovane innanzi alla "Pietra" sotto la quale il padre Egeo aveva riposto i suoi Sandali e la sua Spada. II giovane sollevò con facilità la Pietra , calzò i sandali paterni ed impugnò la spada, affrontando poi una serie di fatiche, abbattendo mostri che rappresentano Vizi.

Calzare i sandali significa ripercorrere le "orme paterne " cioè abbracciare i Principi della Tradizione difendendoli a spada tratta.

Appare chiara così, attraverso l'Allegoria, il significato del nome: Teseo è colui il quale afferma e difende i Principi della Tradizione.

Egli, dopo aver calzato i sandali del padre, si accinge ad uccidere il Minotauro avvicinandosi al Labirinto accompagnato da Arianna - la purissima - la quale, su suggerimento di Dedalo, tiene il filo che permetterà all'eroe greco di entrare nel Labirinto e riguadagnare l'uscita sorretto nell'impresa da Afrodite, la dea dell'Amore.

Egli deve, sorretto dall'Amore della conoscenza (Afrodite) entrare con purezza di intenti (Arianna) per raggiungere, adoperando la ragione e l'intuizione (Dedalo), la prima luce, conquistando definitivamente la purezza d'animo come status finale, conseguente al superamento della prova impostagli e consistente nell'uccisione del Minotauro.

Ed un lento lavorio ha inizio. Ed allora Egli combatte con la Bestia a mani nude, uccidendola mediante lo strappo della testa con la sola forza delle braccia. Così, comprende che l'uomo, nell'affrontare la battaglia contro i suoi vizi o contro la sua natura bestiale, è solo e che spetta a lui solo scavare oscure e profonde prigioni al Vizio per esaltare le sue virtù.

Scopre, così, la sacralità interiore. Ora si tratta, alla luce del nuovo stato mentale conquistato. di procedere ed avanzare sul Cammino Iniziatico. Occorre uscire dal Labirinto.E ciò richiederà sacrifici continui e costanti, almeno pari a quelli già sopportati per la conquista fatta, per come ci suggerisce il sinuoso percorso dei camminamenti labirintici, che è esattamente uguale a quello già esplorato.

E così Teseo esce dal Labirinto e scopre la Verità. Scopre che, dopo aver tutto esplorato, ha finito per ritrovarsi al punto di partenza. Scopre, allora, che la Morte non è il Nulla, è morte-rinascita.

Dalla Terra alla Terra.

Il Labirinto pone l'uomo di fronte al suo Mistero che, restando inspiegabile razionalmente, deve essere colto o intuito attraverso la rappresentazione rituale. Ma ciò è Bene, in quanto, come dice il Borges:

"la soluzione del Mistero è sempre inferiore al Mistero. Questo partecipa del soprannaturale e finanche del Divino; la soluzione del gioco di prestigio

da Fralenuvol. com (Francesco Castronovo)
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